|
Che
cosa si deve fare per superare queste condizioni?
Per affrontare queste problematiche psicologiche, si deve partire a mio
parere dalla consapevolezza dell’unitarietà della persona.
L’esperienza dell’infarto ha alterato un equilibrio che deve
essere ricomposto e questo equilibrio dovrebbe strutturarsi intorno a
un’idea razionale del proprio destino, vale a dire una coscienza
sicura del valore di sé. Spesso si tratta di costituire una coscienza
del destino che non c’era prima. In ogni caso, il punto centrale
di questo equilibrio è l’attaccamento alla vita, il senso
della positività della vita, il fascino e lo stupore per questa
grande e misteriosa esperienza che ci supera e a cui dobbiamo aderire
se vogliamo capirla. Credo che la coscienza religiosa sia un forte elemento
di razionalità e di solidità per costruire o ricostruire
questo indispensabile amore alla vita.
Se il medico è consapevole della necessità di questo equilibrio
anche per sé e riconosce quindi che il proprio desiderio, la propria
libertà e – perché no? – la propria paura sono
le stesse del paziente, ecco che il rapporto medico/paziente diventa più
vero e più utile. Diventa un rapporto tra persone e non tra un
medico/tecnico ed un organo o apparato estratto dal tutt’uno dell’uomo/paziente.
E’ necessaria una riabilitazione anche in
altre situazioni cardiologiche?
Una specifica riabilitazione è sovente indicata per persone reduci
da un intervento cardiochirurgico, perché questa chirurgia comporta
sovente uno stato di debolezza transitorio (una, due settimane), che viene
trattato meglio in un Centro ad hoc. Non è invece necessaria riabilitazione
per pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica, la quale generalmente
non modifica lo stato psico-fisico del soggetto.
|