|
Cos'e'
la riabilitazione post-infartuale?
Si tratta di un aspetto importante della cura dell’infarto miocardico.
La riabilitazione post-infartuale è in pratica un metodo per recuperare
una buona condizione psicofisica in tempi brevi, una volta terminata la
degenza ospedaliera. Sino a trenta/quarant’anni orsono la cura dell'infarto
miocardico comprendeva periodi prolungati di riposo a letto e di ricovero
in ospedale. Negli anni più recenti è divenuto sempre più
chiaro che bisogna invece puntare su una precoce ripresa di una vita attiva.
Infatti, la funzione cardiaca si riequilibra piuttosto facilmente nella
maggior parte dei pazienti in breve tempo, anche grazie agli interventi
di angioplastica coronarica effettuati precocemente all’esordio
dell’infarto e a farmaci assai attivi oggi largamente utilizzati.
Stando così le cose, un lungo periodo di riposo non è più
giustificato ed anzi esistono prove che la guarigione sia migliore nei
pazienti che si rimettono in movimento più precocemente.
Le conseguenze più serie, alle quali I medici ed i pazienti dovrebbero
dedicare più tempo sono invece quelle di carattere psicologico.
Troppo frequentemente infatti le persone che hanno avuto un infarto sono
preda di timori, ansia e depressione, che causano uno scadimento della
qualità della vita. La riabilitazione ha lo scopo di contrastare
tutto questo ed è quindi una terapia, come possono essere quella
farmacologica o chirurgica.
Da un punto di vista strettamente fisico, la riabilitazione inizia al
termine della degenza ospedaliera e consiste nella ripresa dell’esercizio
fisico abituale del periodo precedente l’infarto oppure, per coloro
che avevano una vita assai sedentaria, nell’esecuzione di attività
fisica moderata e regolare, la cui intensità è guidata da
una o più prove da sforzo da effettuare nei primi due mesi dall’evento.
In generale, il programma riabilitativo di una persona che ha avuto un
recupero iniziale assai soddisfacente può essere concordato con
il cardiologo durante le visite di controllo e non è indispensabile
frequentare un Centro di riabilitazione. Un prolungamento della degenza
o un periodo di frequenza esterna presso un Centro specializzato
viene invece prescritto frequentemente ai pazienti che si trovano dopo
l’infarto in condizioni precarie, al fine di una migliore valutazione
della riuscita del programma di ricondizionamento fisico. Il periodo medio
di riabilitazione va da due a quattro settimane e viene trascorso in parte
restando a tempo pieno nel Centro e in parte come cura ambulatoriale.
In ogni caso però, come ho scritto sopra, le problematiche di
gran lunga più importanti, ma anche più sottovalutate, della
riabilitazione sono quelle psicologiche. L’infarto infatti, è
fortemente legato nell’immaginario all’idea della morte ed
è quindi sempre un’esperienza drammatica della fragilità
della vita e dell’umana impossibilità di esserne padroni
completamente. Quest’esperienza non viene affrontata da una buona
parte delle persone colpite da infarto, che cercano semplicemente di non
pensarci. Spesso, però, evitare una domanda di questa importanza
conduce ad uno squilibrio emozionale che può essere anche grave.
E’ abbastanza comune un mutamento della personalità nelle
persone reduci dall’infarto: compaiono nervosismo ed irritabilità
- del tutto assenti prima – che sono il segnale di un conflitto
interiore irrisolto. In altri casi la reazione ha le caratteristiche dell’ansietà;
qui prevale la paura di avere un nuovo infarto o una paura generica ed
irrazionale di avere “qualcosa di grave”. E’ tipico
il paziente che si sente allarmato da minimi sintomi – sovente mal
definiti – e ricorre frequentemente se non ossessivamente al medico
e all’ospedale per sentirsi aiutato e rassicurato. In altri casi
ancora, la domanda esistenziale aperta dall’infarto e non affrontata
razionalmente genera uno stato di depressione più o meno conclamata.
|