Gent.mo Dott. Colombo,
il mio problema e' che ho fatto gli esami neurologici perche' da un
paio di anni soffro di episodi di emicrania con "aura visiva" e non
capivo qual era la causa!
Grazie all'esecuzione del doppler transcranico con conteggio degli
emboli hanno diagnosticato un’embolia cerebrale... il neurologo mi
consiglia cure di aspirina ma il problema e' che possono darmi
complicazioni gravi tipo emorragie gastriche e mi consiglia di fare
gli esami gastroscopici, ecotransesofageo ed esotranstoracico...
per vedere se e' utile fare il cateterismo cardiaco per via del
forame ovale....
Avrei bisogno di sapere se gli esami ecotransesofageo/toracico si
fanno con mezzo di contrasto di "iodio" ed anche in caso di
cateterismo cardiaco si usa “iodio" come fosse una coronarografia?
Possono
comportare rischi tipo emorragie interne questi esami invasivi??
La ringrazio tantissimo e attendo una sua risposta.


Cara signora,
la pervietà del forame ovale è una condizione
anatomica del tutto normale nel cuore. Negli ultimi anni si sta
dibettendo molto nella comunità medica mondiale se essa può avere
rilevanza nella spiegazione di fenomeni ischemici cerebrali.
Si è avanzata l'ipotesi che materiale
corpuscolato non meglio precisato possa arrivare al cuore dalla vena
cava inferiore e passare attraverso il forame ovale verso l'aorta,
per poi terminare come embolo nella circolazione cerebrale,
determinando così un'ischemia transitoria o un infarto. Sono in
corso studi volti a determinare se la chiusura del forame è in grado
di impedire episodi di ischemia cerebrale.
Del tutto casualmente - e quasi
aneddoticamente - è stata notata in pazienti affetti da cefalea
"vasomotoria" con aura una diminuzione delle manifestazioni di
cefalea dopo chiusura del forame ovale con appositi "tappi", che
vengono inseriti con cateteri. Da qui è nato l'interesse per
approfondire in maniera sistematica la relazione tra cefalea con
aura e forame ovale. Sono in corso studi che vorrebbero verificare
se la chiusura del forame ovale è benefica per i pazienti affetti da
questa malattia.
Tali studi sembrano mostrare che la chiusura
del forame ovale è sostanzialmente indifferente. Essi non sono
ancora conclusi e pertanto si attendono i risultati definitivi
per dare un giudizio più certo.
A riguardo delle sue domande, posso dirle che
l'ecografia non richiede mezzo di contrasto iodato, che è
somministrato invece nel corso di un cateterismo cardiaco. In
generale l'ecografia transesofagea ed il cateterismo cardiaco non
provocano lesioni al paziente; in quanto esami invasivi non si
devono però ritenere del tutto innocui e la loro esecuzione deve
essere discussa attentamente con i medici responsabili dell'esame.
Cordiali saluti
Alessandro Colombo
22
Gent.mo dottore,
ho 43 anni e 8 mesi fa ho avuto un
infarto al miocardio.
Ho subito due angioplastiche e ho
tre stent.
Tra l'altro ho avuto un disturbo
durante la coronarografia e ad oggi sono ancora molto stressato.
Venivo da una vita "sregolata":
tanto lavoro, tanto fumo, niente moto, sovrappeso, colesterolo alto,
alimentazione sbagliata.
Oggi, pur facendo l'imprenditore,
sto cercando di cambiar vita: alimentazione sana, no fumo, palestra
e piu' riposo.
Le analisi da allora sono a posto e
anche la scintigrafia da sforzo è risultata negativa.
Sento molto spesso leggère
pressioni sul torace, mi dicono che è psicologico.....ma io chiedo:
se riesco a fare una vita sana, è vero che non puo' più accadere
quanto accadutomi, considerato che sono stato io la causa principale
con il mio stile di vita, ed escludo quindi sia un fatto congenito
????
Eliminando quelli che sono i
maggiori fattori di rischio, quali fumo, sovrappeso, assenza di
moto, colesterolo, trigliceridi.... potro' vivere una nuova vita,
senza quest'ansia che mi attanglia giornalmente ????
Le arterie, se vengono trattate
bene, si rimettono ?????
Mi scuso ma ho tanta paura, e
allora le domande sono magari strane…
Saluti e grazie


Caro amico,
il problema che devi affrontare non
è la malattia del cuore, che evidentemente è ben curata, ma la
paura.
La paura e l'insicurezza non devono
essere occultate, cercando di deviare l'attenzione su altro. E'
meglio riconoscere la realtà: le malattie - di qualsiasi tipo -
costringono a fare attenzione a un fatto fondamentale: la nostra
natura. Siamo al mondo e non l'abbiamo chiesto, moriremo e il nostro
io è tutto teso a non morire, all'eterno. Abbiamo, noi uomini, una
natura che supera la realtà materiale, che tende al divino. Quindi
dobbiamo affrontare questo punto determinante: il rapporto con il
divino, con l'infinito. Se non lo facciamo, il nostro io è
frustrato, è incompleto e noi siamo dei nevrotici, in perenne
ricerca di consolazioni che ci aiutino a non pensare...
Rifletti su questo.
Cordiali saluti
Alessandro
Colombo
21
Gentile dottor Colombo,
sono una donna di 43
anni, che è stata sottoposta a coronarografia.
Alla data dell'esame ero in stato
interessante, ma ancora non lo sapevo così come i medici che lo
hanno effettuato, successivamente ho scoperto la gravidanza e
presumo che la fecondazione sia avvenuta 10 giorni prima dell'esame.
Le scrivo per chiederle un parere
relativamente agli effetti che le radiazioni, il mezzo di contrasto
o altro possono avere avuto sul bambino. Nel ringraziarla
anticipatamente le porgo i miei saluti.
Una mamma in ansia


Cara signora,
non mi è possibile esprimere una conclusione a
riguardo di quanto le è successo. Si è trattato di un'esposizione a
radiazioni in forma occasionale. La invito a giudicare questo fatto
alla luce di una verità di fondo: tutto ha un senso e Dio ha il
senso di tutto. Cosciente di questo, vada avanti senza troppa ansia,
con coraggio.
Alessandro Colombo

20
Carissimo dottore
mio marito (41 anni, preso da una miriade
d'impegni) ha avuto un infarto ed ha subito (se si può dire così)
un'angioplastica al cuore. Fino ad allora, non aveva mai presentato
sintomi, pur essendo un soggetto ad alto rischio: ex fumatore( da
più di 1 anno), in sovrappeso, molto preso dalle attività lavorative
e dalla famiglia. Forse sto io più male di lui, sono molto
spaventata. Vorrei sapere da lei che percentuale di recupero può
avere, se ci sono altre possibilità che si ripeta quanto accaduto e
se potrà essere la persona che era fino a quel momento. La
prevenzione in cosa consiste? Si possono praticare sport, viaggiare,
fare le solite cose (lavoro...), condurre una vita di coppia
normale?
Non mi bastano le parole per ringraziarla!
Sono certa che nella sua risposta sta la chiave della mia
tranquillità!
Ancora grazie!


Cara signora,
la corretta valutazione di una persona che ha
avuto di recente un infarto cardiaco richiede un insieme di
elementi che possono essere acquisiti solo con una visita completa
del paziente.
Non è quindi possibile rispondere alla maggior
parte delle sue domande senza visitare il suo amico.
Detto questo, posso aggiungere che quasi tutte
le persone che soffrono oggi un infarto del cuore e vengono curate
in maniera ottimale con l'angioplastica coronarica ritornano
tranquillamente alle normali attività, comprese quelle fisiche,
senza problemi. I problemi maggiori sono probabilmente quelli di
natura psicologica, legati ad un senso di incertezza e di paura
generati dall'infarto. Spesso è su questo versante che io come
medico mi trovo a dovermi impegnare maggiormente per il benessere
del paziente.
Cordiali saluti
Alessandro Colombo

19
Mio padre,58 anni
fumatore e con colesterolo familiare alto sino dall'età di 18
anni,ha fatto una scintigrafia in svizzera all'età di 30 anni e gli
hanno detto che aveva avuto un probabile vecchio infarto.
Tornato a Roma ha
fatto numerose scintigrafie sempre con esito negativo e gli hanno
detto che in Svizzera erano matti.
Ha un
elettrocardiogramma qualche volta con onda T piatta o leggermente
invertita ed altre volte no.
E' sempre ansioso.
Gioca a tennis
senza alcun dolore toracico.
Nel 2002 ha fatto
un altra scintigrafia(ne fa una ogni tre anni!!!) per 12 minuti e
con Watts max 160 e DP 36800 ed è risultato: ST sottoslivellato
ascendente v4-v6 3 millimetri. Recupero:idem.Short.horizontal,vertical
axis:omogenea distribuzione della perfusione ventricolare
sinistra. NORMALI.......
Un suo amico
cardiologo dell'Ospedale Cristorè gli ha fatta ripetere dopo un mese
ed il risultato è stato:sforzo 200 W. pressione masssima 200/110.
Anomalie ST. Vert. L.Axis: disomogenea ipoperfusione in sede
inferiore,Short axis: disomogenea ipoperfusione in sede inferiore,
Hori L.Axis:disomogenea perfusione setto apicale. Invariata in sede
di riposo.
Oggi l'ha
rifatta,dopo tre anni,ed il risultato è stato quasi uguale.
Il detto medico gli
ha consigliato una coronografia.
Un altro medico
,gli ha detto che se dopo tre anni la scintigrafia è identica non
necessita di alcuna coronografia e che la ST è data da una falsa
positività da DP- doppio prodotto.
A chi credere?
La coronografia è
proprio necessaria ed è pericolosa anche minimamente?
Grazie
10/06/2007


Cara Sara,
se la
perfusione miocardica è invariata nelle due acquisizioni (effettuate
durante lo sforzo e in condizioni di riposo), non vi sono prove di
ischemia rilevante e quindi - in una persona che non ha sintomi di
insufficienza coronarica - la coronarografia non è necessaria.
A chi
credere? Si deve seguire il consiglio di chi spiega le cose in modo
intelleggibile e documentato e sa discutere le proprie conclusioni.
Chi fa così è una persona che sa la medicina e sa fare il medico.
Dottor
Colombo
Caro Dottore,
La ringrazio molto
della Sua risposta, mi ha tranquillizzata ed ho capito che il Prof.
Roberto ha perfettamente ragione a non ritenere necessaria la
coronarografia.
Il Prof. dice che
sono anomalie aspecifiche e che la pressione aumenta bene sotto
sforzo, i battiti aumentano ed in 7 minuti hanno portato mio padre
di 58 anni a 200 watt senza alcun dolore.
Lei è un vero
DOTTORE.

18
Gentile dott. Colombo, un paio di mesi or sono ho avuto un IMA non Q
che non mi ha portato molti danni cardiaci. Mi sono sottoposto a
coronarografia con relativa angioplastica ed inserimento di uno
stent medicato (sirolimus) che i medici di Rimini mi hanno applicato
con molta professionalità. L'ospedale di Rimini è dotato di un
reparto di cardiologia validissimo con equipe medica fantastica.
Ora, a distanza di cinque mesi dall'infarto, mi sono organizzato,
smettendo di fumare e camminando molto. Avevo ragione. Se dopo la
dimissione dall'ospedale avevo una FE del 48%, ora ho aumentato il
valore del 10% con il quasi annullamento di una piccola dilatazione
del ventricolo sinistro. Mi sembra un buon risultato.
Il mio fisico risponde bene all'attività fisica e alla terapia con
clopidogrel + aspirina. Se lei ricorda, sono giornalista e ho 67
anni. Credo, come lei mi ha scritto, di condurre già ora una vita
normale. Questo mi conforta e spero , tra 4 mesi, di migliorare
ancora di più il mio stato di salute. Lei che cosa ne pensa?
Ero stato sempre bene e il fatto di aver avuto un infarto, seppur
piccolo, a volte mi procura malinconia e preoccupazione.
Cordiali saluti.
Romano
Ps. ho iniziato il mio nuovo libro.
04/07/2005
Caro signor
Romano,
Le sue lettere
mi confermano che lei ha avuto una ottima reazione all'attacco
cardiaco. Prosegua così.
Quanto alla
malinconia, è giusto che essa trovi posto nella vita. Non deve però
essere una malinconia che abbatte, ma il giusto senso di infinito, di
dipendenza insito nella nostra vita, che non si esaurisce in se
stessa, ma ha bisogno di entrare in rapporto con il destino. E' una
questione di conoscenza, è esattamente una questione di conoscenza. La
nostra intelligenza non può muoversi bene se non dentro questo
orizzonte, il cui dominatore è Dio.
Cordialmente
Alessandro
Colombo
Seguito
del 04/10/2005
Caro dottor
Colombo,
le sue lettere mi
sono state di grande conforto e mi hanno dato quella serenità e
fiducia di cui avevo bisogno. Tutti i giorni passo nel suo sito e mi
leggo anche l'altra corrispondenza che solleva problematiche
importanti. Le sue risposte sono sempre impeccabili, esaurienti e,
ove possibile, sdrammatizzanti. Mi creda, dottore, quello che manca
a volte è il sostegno psicologico, specialmente nei primi mesi della
malattia. Io mi reputo un fortunato per aver trovato nella mia città
un cardiologo, disponibile, rassicurante che mi ha curato in
ospedale e che non ha mancato di farmi trovare il suo appoggio e il
suo sostegno anche quando sono tornato a casa. Poi ho trovato anche
Lei che ha dato molte risposte alle mie domande e ai miei dubbi.
Oggi sono sereno, meno distratto sui problemi della quotidianità. Ho
superato l'impatto con un'altra realtà spiacevole, un incontro con
il destino che , come dice Lei, fa parte della vita che abbiamo
avuto da Dio. Sta in noi apprezzare ogni giorno, ogni minuto che la
sorte ci ha dato, con la possibilità di vivere fortunatamente,
magari per tanti anni ancora. Io continuerò a leggerLa e a vivere la
mia vita normale, dono di Dio.
Con molta stima.
Romano

10/06/2007

17
Gentile dottore,
Quando si sceglie la coronarografia
radiale rispetto a quella femorale?
Grazie.
Gaetano
(un paziente in attesa di esame)
10/06/2007


Caro signor
Gaetano,
la via
radiale viene scelta - da operatori esperti - quando l'arteria radiale è
sufficientemente ampia da permettere il passaggio dei cateteri angiografici.
Questo metodo presenta - come forse lei sa - due notevoli vantaggi rispetto
alla tradizionale via femorale (inguinale): viene eliminata la possibilità di
sanguinamento nella sede del cateterismo e il paziente è libero di muoversi
subito dopo l'esecuzione dell'intervento.
Cordialmente
Alessandro
Colombo

16
Gentile dottore,
ho scoperto il suo
sito, molto interessante, durante una ricerca di informazioni e ne approfitto
per chiederle un parere.
Ho 54 anni e a 36 anni
ho avuto un infarto con arresto cardiaco(defibrillato e trattato in prima ora
con streptochinasi).
E' stata eseguita dopo
alcuni mesi la coronarografia ed è stato riscontrato solo un restringimento
sull'arteria discendente anteriore inferiore al 20%.
Da allora sono in
terapia con ticlopidina e non ho più avuto problemi. Ho condotto una vita con
parecchia attività sportiva (bicicletta e sci di fondo) e ho curato, come del
resto facevo anche prima , la mia alimentazione. Ho solo smesso di fumare,
con notevoli benefici.
Non ho mai avuto
valori fuori dalla norma negli esami del sangue.
Negli ultimi mesi,
durante le mie escursioni in bicicletta, ho notato una difficoltà notevole ad
affrontare salite anche leggere e sono stato costretto a fermarmi per
mancanza di respiro (senza dolori particolari). Il test da sforzo è risultato
positivo a 100W (insufficienza coronarica) e mi è stato consigliato un
ricovero in ospedale per accertamenti.
Presumo che dovrò fare
di nuovo la coronarografia e spero solo di cavarmela con eventuale stent,
senza dover ricorrere a dei by-pass. Nel frattempo mi è stata modificata la
terapia.
La mia preoccupazione
è questa: quando il palloncino viene gonfiato in prossimità della stenosi e
mantenuto aperto per un certo periodo, è possibile che possa avere un
ulteriore infarto? Mi scusi se la domanda può sembrare banale, ma per me è
molto importante.La ringrazio vivamente e le porgo cordiali saluti.

Caro signore,
la
possibilità che si verifichi un infarto durante un'angioplastica coronarica
esiste e questo può succedere come conseguenza del gonfiaggio del palloncino,
nel caso che l'impatto del pallone provochi una dissezione dell'arteria
- vale a dire una separazione delle lamine che compongono la parete del vaso.
Ciò è però assai improbabile, perchè in queste circostanze il medico impianta
rapidamente uno stent metallico nel punto leso, il che impedisce l'infarto.
I casi di
infarto durante angioplastica si verificano più facilmente per occlusione di
un vaso secondario durante il trattamento di un vaso principale oppure per la
formazione improvvisa di un coagulo occlusivo nel punto sottoposto a
dilatazione dopo minuti o ore dal momento dell'intervento.
Distinti
saluti
Alessandro
Colombo
