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GUARDA I VIDEO DELLE CORONAROGRAFIE



 

23.emicrania con "aura visiva"

22.paura dopo angioplastica e stent

 

21.coronarografia in gravidanza

 

20.recupero dopo intervento di angioplastica

 

 

19.pareri diversi.

A chi credere?

 

 

18.buona ripresa

dopo angioplastica

 

 

 

17.coronarografia radiale

 

 

 

 

 

16.impianto di stent e pericolo d'infarto

 

 

 

 

 

 

 

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LE VOSTRE DOMANDE  

pagina 1a

LE MIE RISPOSTE

Alessandro Colombo
cardiologo emodinamista intervenzionale

all'Ospedale "Luigi Sacco" di Milano

 

23

Gent.mo Dott. Colombo,

il mio problema e' che ho fatto gli esami neurologici perche' da un paio di anni soffro di episodi di emicrania con "aura visiva" e non capivo qual era la causa!

 Grazie all'esecuzione del doppler transcranico con conteggio degli emboli hanno diagnosticato un’embolia cerebrale... il neurologo mi consiglia cure di aspirina ma il  problema e' che possono darmi complicazioni gravi tipo emorragie gastriche e mi consiglia di fare gli esami gastroscopici,  ecotransesofageo ed esotranstoracico... per vedere se e' utile fare il cateterismo cardiaco per via del forame ovale....

Avrei bisogno di sapere se gli esami ecotransesofageo/toracico si fanno con mezzo di  contrasto di "iodio" ed anche in caso di cateterismo cardiaco si usa “iodio" come fosse una coronarografia?

 Possono comportare  rischi tipo emorragie interne questi esami invasivi??

La ringrazio  tantissimo e attendo una  sua risposta.

 

 Cara signora,

 la pervietà del forame ovale è una condizione anatomica del tutto normale nel cuore. Negli ultimi anni si sta dibettendo molto nella comunità medica mondiale se essa può avere rilevanza nella spiegazione di fenomeni ischemici cerebrali.

Si è avanzata l'ipotesi che materiale corpuscolato non meglio precisato possa arrivare al cuore dalla vena cava inferiore e passare attraverso il forame ovale verso l'aorta, per poi terminare come embolo nella circolazione cerebrale, determinando così un'ischemia transitoria o un infarto. Sono in corso studi volti a determinare se la chiusura del forame è in grado di impedire episodi di ischemia cerebrale. 

Del tutto casualmente - e quasi aneddoticamente - è stata notata in pazienti affetti da cefalea "vasomotoria" con aura una diminuzione delle manifestazioni di cefalea dopo chiusura del forame ovale con appositi "tappi", che vengono inseriti con cateteri. Da qui è nato l'interesse per approfondire in maniera sistematica la relazione tra cefalea con aura e forame ovale. Sono in corso studi che vorrebbero verificare se la chiusura del forame ovale è benefica per i pazienti affetti da questa malattia.

Tali studi sembrano mostrare che la chiusura del forame ovale è sostanzialmente indifferente. Essi non sono ancora conclusi e pertanto si attendono i risultati definitivi per dare un giudizio più certo.

A riguardo delle sue domande, posso dirle che l'ecografia non richiede mezzo di contrasto iodato, che è somministrato invece nel corso di un cateterismo cardiaco. In generale l'ecografia transesofagea ed il cateterismo cardiaco non provocano lesioni al paziente; in quanto esami invasivi non si devono però ritenere del tutto innocui e la loro esecuzione deve essere discussa attentamente con i medici responsabili dell'esame.

Cordiali saluti

Alessandro Colombo 

22

Gent.mo dottore,

ho 43 anni e 8 mesi fa ho avuto un infarto al miocardio.

Ho subito due angioplastiche e ho tre stent.

Tra l'altro ho avuto un disturbo durante la coronarografia e ad oggi sono ancora molto stressato. 

Venivo da una vita "sregolata": tanto lavoro, tanto fumo, niente moto, sovrappeso, colesterolo alto, alimentazione sbagliata.

Oggi, pur facendo l'imprenditore, sto cercando di cambiar vita: alimentazione sana, no fumo, palestra e piu' riposo.

Le analisi da allora sono a posto e anche la scintigrafia da sforzo è risultata negativa. 

Sento molto spesso leggère pressioni sul torace, mi dicono che è psicologico.....ma io chiedo: se riesco a fare una vita sana, è vero che non puo' più accadere quanto accadutomi, considerato che sono stato io la causa principale con il mio stile di vita, ed escludo quindi sia un fatto congenito ????

Eliminando quelli che sono i maggiori fattori di rischio, quali fumo, sovrappeso, assenza di moto, colesterolo, trigliceridi.... potro' vivere una nuova vita, senza quest'ansia che mi attanglia giornalmente ????

Le arterie, se vengono trattate bene, si rimettono ?????

Mi scuso ma ho tanta paura, e allora le domande sono magari strane…

Saluti e grazie

  

Caro amico,

il problema che devi affrontare non è la malattia del cuore, che evidentemente è ben curata, ma la paura.

La paura e l'insicurezza non devono essere occultate, cercando di deviare l'attenzione su altro. E' meglio riconoscere la realtà: le malattie - di qualsiasi tipo - costringono a fare attenzione a un fatto fondamentale: la nostra natura. Siamo al mondo e non l'abbiamo chiesto, moriremo e il nostro io è tutto teso a non morire, all'eterno. Abbiamo, noi uomini, una natura che supera la realtà materiale, che tende al divino. Quindi dobbiamo affrontare questo punto determinante: il rapporto con il divino, con l'infinito. Se non lo facciamo, il nostro io è frustrato, è incompleto e noi siamo dei nevrotici, in perenne ricerca di consolazioni che ci aiutino a non pensare...

Rifletti su questo.

Cordiali saluti

Alessandro Colombo

21

Gentile dottor Colombo,

sono una donna di 43 anni, che è stata sottoposta a coronarografia.

Alla data  dell'esame ero in stato interessante, ma ancora non lo sapevo così come i medici che lo hanno effettuato, successivamente ho scoperto la gravidanza e presumo che la fecondazione sia avvenuta 10 giorni prima dell'esame.

Le scrivo per chiederle un parere relativamente agli effetti che le radiazioni, il mezzo di contrasto o altro possono avere avuto sul bambino. Nel ringraziarla anticipatamente le porgo i miei saluti.

Una mamma in ansia

 

Cara signora,

non mi è possibile esprimere una conclusione a riguardo di quanto le è successo. Si è trattato di un'esposizione a radiazioni in forma occasionale. La invito a giudicare questo fatto alla luce di una verità di fondo: tutto ha un senso e Dio ha il senso di tutto. Cosciente di questo, vada avanti senza troppa ansia, con coraggio.

Alessandro Colombo

20

Carissimo dottore

mio marito (41 anni, preso da una miriade d'impegni) ha avuto un infarto ed ha subito (se si può dire così) un'angioplastica al cuore. Fino ad allora, non aveva mai presentato sintomi, pur essendo un soggetto ad alto rischio: ex fumatore( da più di 1 anno), in sovrappeso, molto preso dalle attività lavorative e dalla famiglia. Forse sto io più male di lui, sono molto spaventata. Vorrei sapere da lei che percentuale di recupero può avere, se ci sono altre possibilità che si ripeta quanto accaduto e se potrà essere la persona che era fino a quel momento. La prevenzione in cosa consiste? Si possono praticare sport, viaggiare, fare le solite cose (lavoro...), condurre una vita di coppia normale?

Non mi bastano le parole per ringraziarla! Sono certa che nella sua risposta sta la chiave della mia tranquillità!

Ancora grazie!

 

 Cara signora,

la corretta valutazione di una persona che ha avuto di recente un  infarto cardiaco richiede un insieme di elementi che possono essere acquisiti solo con una visita completa del paziente.

Non è quindi possibile rispondere alla maggior parte delle sue domande senza visitare il suo amico.

Detto questo, posso aggiungere che quasi tutte le persone che soffrono oggi un infarto del cuore e vengono curate in maniera ottimale con l'angioplastica coronarica ritornano tranquillamente alle normali attività, comprese quelle fisiche, senza problemi. I problemi maggiori sono probabilmente quelli di natura psicologica, legati ad un senso di incertezza e di paura generati dall'infarto. Spesso è su questo versante che io come medico mi trovo a dovermi impegnare maggiormente per il benessere del paziente.

Cordiali saluti

Alessandro Colombo

19

Mio padre,58 anni fumatore e con colesterolo familiare alto sino dall'età di 18 anni,ha fatto una scintigrafia in svizzera all'età di 30 anni e gli hanno detto che aveva avuto un probabile vecchio infarto.

Tornato a Roma ha fatto numerose scintigrafie sempre con esito negativo e gli hanno detto che in Svizzera erano matti.

Ha un elettrocardiogramma qualche volta con onda T piatta o leggermente invertita ed altre volte no.

E' sempre ansioso.

Gioca a tennis senza alcun dolore toracico.

Nel 2002 ha fatto un altra scintigrafia(ne fa una ogni tre anni!!!) per 12 minuti e con Watts max 160  e DP 36800 ed è risultato: ST sottoslivellato ascendente v4-v6 3 millimetri. Recupero:idem.Short.horizontal,vertical axis:omogenea distribuzione della perfusione ventricolare sinistra. NORMALI.......

Un suo amico cardiologo dell'Ospedale Cristorè gli ha fatta ripetere dopo un mese ed il risultato è stato:sforzo 200 W. pressione masssima 200/110. Anomalie ST. Vert. L.Axis: disomogenea ipoperfusione in sede inferiore,Short axis: disomogenea ipoperfusione in sede inferiore, Hori L.Axis:disomogenea perfusione setto apicale. Invariata in sede di riposo.

Oggi l'ha rifatta,dopo tre anni,ed il risultato è stato quasi uguale.

Il detto medico gli ha consigliato una coronografia.

Un altro medico ,gli ha detto che se dopo tre anni la scintigrafia è identica non necessita di alcuna coronografia e che la ST è data da una falsa positività da DP- doppio prodotto.

A chi credere?

La coronografia è proprio necessaria ed è pericolosa anche minimamente?

Grazie

10/06/2007

Cara Sara,

 se la perfusione miocardica è invariata nelle due acquisizioni (effettuate durante lo sforzo e in condizioni di riposo), non vi sono prove di ischemia rilevante e quindi - in una persona che non ha sintomi di insufficienza coronarica - la coronarografia non è necessaria.

 A chi credere? Si deve seguire il consiglio di chi spiega le cose in modo intelleggibile e documentato e sa discutere le proprie conclusioni. Chi fa così è una persona che sa la medicina e sa fare il medico.

Dottor Colombo

 

 Caro Dottore,

La ringrazio molto della Sua risposta, mi ha tranquillizzata ed ho capito che il Prof. Roberto ha perfettamente ragione a non ritenere necessaria la coronarografia.

Il Prof. dice che sono anomalie aspecifiche e che la pressione aumenta bene sotto sforzo, i battiti aumentano ed in 7 minuti hanno portato mio padre di 58 anni a 200 watt senza alcun dolore.

Lei è un vero DOTTORE.

18

Gentile dott. Colombo, un paio di mesi or sono ho avuto un IMA non Q che non mi ha portato molti danni cardiaci. Mi sono sottoposto a coronarografia con relativa angioplastica ed inserimento di uno stent medicato (sirolimus) che i medici di Rimini mi hanno applicato con molta professionalità. L'ospedale di Rimini è dotato di un reparto di cardiologia validissimo con equipe medica fantastica.

Ora, a distanza di cinque mesi dall'infarto, mi sono organizzato, smettendo di fumare e camminando molto. Avevo ragione. Se dopo la dimissione dall'ospedale avevo una FE del 48%, ora ho aumentato il valore del 10% con il quasi annullamento di una piccola dilatazione del ventricolo sinistro. Mi sembra un buon risultato.

Il mio fisico risponde bene all'attività fisica e alla terapia con clopidogrel + aspirina. Se lei ricorda, sono giornalista e ho 67 anni. Credo, come lei mi ha scritto, di condurre già ora una vita normale. Questo mi conforta e spero , tra 4 mesi, di migliorare ancora di più il mio stato di salute. Lei che cosa ne pensa?

Ero stato sempre bene e il fatto di aver avuto un infarto, seppur piccolo, a volte mi procura malinconia e preoccupazione.

 Cordiali saluti. Romano  

Ps. ho iniziato il mio nuovo libro.

    04/07/2005

Caro signor Romano, 

Le sue lettere mi confermano che lei ha avuto una ottima reazione all'attacco cardiaco. Prosegua così.

Quanto alla malinconia, è giusto che essa trovi posto nella vita. Non deve però essere una malinconia che abbatte, ma il giusto senso di infinito, di dipendenza insito nella nostra vita, che non si esaurisce in se stessa, ma ha bisogno di entrare in rapporto con il destino. E' una questione di conoscenza, è esattamente una questione di conoscenza. La nostra intelligenza non può muoversi bene se non dentro questo orizzonte, il cui dominatore è Dio.  

Cordialmente

Alessandro Colombo

 Seguito del 04/10/2005

Caro dottor Colombo,

le sue lettere mi sono state di grande conforto e mi hanno dato quella serenità e fiducia di cui avevo bisogno. Tutti i giorni passo nel suo sito e mi leggo anche l'altra corrispondenza che solleva problematiche importanti. Le sue risposte sono sempre impeccabili, esaurienti e, ove possibile, sdrammatizzanti. Mi creda, dottore,  quello che manca a volte è il sostegno psicologico, specialmente nei primi mesi della malattia. Io mi reputo un fortunato per aver trovato nella mia città un cardiologo, disponibile, rassicurante che mi ha curato in ospedale e che non ha mancato di farmi trovare il suo appoggio e il suo sostegno anche quando sono tornato a casa. Poi ho trovato anche Lei che ha dato molte risposte  alle mie domande e ai miei dubbi. Oggi sono sereno, meno distratto sui problemi della quotidianità. Ho superato l'impatto con un'altra realtà spiacevole, un incontro con il destino che , come dice Lei, fa parte della vita che abbiamo avuto da Dio. Sta in noi apprezzare ogni giorno, ogni minuto che la sorte ci ha dato, con la possibilità di vivere fortunatamente, magari per tanti anni ancora. Io continuerò a leggerLa e a vivere la mia vita normale, dono di Dio.

Con molta stima. Romano

  10/06/2007

17

Gentile dottore,

Quando si sceglie la coronarografia radiale rispetto a quella femorale?

Grazie.

Gaetano

(un paziente in attesa di esame)

10/06/2007

Caro signor Gaetano,

la via radiale viene scelta - da operatori esperti - quando l'arteria radiale è sufficientemente ampia da permettere il passaggio dei cateteri angiografici. Questo metodo presenta - come forse lei sa - due notevoli vantaggi rispetto alla tradizionale via femorale (inguinale): viene eliminata la possibilità di sanguinamento nella sede del cateterismo e il paziente è libero di muoversi subito dopo l'esecuzione dell'intervento.

Cordialmente

Alessandro Colombo 

16

Gentile dottore,

ho scoperto il suo sito, molto interessante, durante una ricerca di informazioni e ne approfitto per chiederle un parere.

Ho 54 anni e a 36 anni ho avuto un infarto con arresto cardiaco(defibrillato e trattato in prima ora con streptochinasi).

E' stata eseguita dopo alcuni mesi la coronarografia ed è stato riscontrato solo un restringimento sull'arteria discendente anteriore inferiore al 20%.

Da allora sono in terapia con ticlopidina e non ho più avuto problemi. Ho condotto una vita con parecchia attività sportiva (bicicletta e sci di fondo) e ho curato, come del resto facevo anche prima , la mia alimentazione. Ho solo smesso di fumare, con notevoli benefici.

Non ho mai avuto valori fuori dalla norma negli esami del sangue.

Negli ultimi mesi, durante le mie escursioni in bicicletta, ho notato una difficoltà notevole ad affrontare salite anche leggere e sono stato costretto a fermarmi per mancanza di respiro (senza dolori particolari). Il test da sforzo è risultato positivo a 100W (insufficienza coronarica) e mi è stato consigliato un ricovero in ospedale per accertamenti.

Presumo che dovrò fare di nuovo la coronarografia e spero solo di cavarmela con eventuale stent, senza dover ricorrere a dei by-pass. Nel frattempo mi è stata modificata la terapia.

La mia preoccupazione è questa: quando il palloncino viene gonfiato in prossimità della stenosi e mantenuto aperto per un certo periodo, è possibile che possa avere un ulteriore infarto? Mi scusi se la domanda può sembrare banale, ma per me è molto importante.La ringrazio vivamente e le porgo cordiali saluti.

Caro signore,

la possibilità che si verifichi un infarto durante un'angioplastica coronarica esiste e questo può succedere come conseguenza del gonfiaggio del palloncino, nel caso che l'impatto del pallone provochi una dissezione dell'arteria - vale a dire una separazione delle lamine che compongono la parete del vaso. Ciò è però assai improbabile, perchè in queste circostanze il medico impianta rapidamente uno stent metallico nel punto leso, il che impedisce l'infarto.

I casi di infarto durante angioplastica si verificano più facilmente per occlusione di un vaso secondario durante il trattamento di un vaso principale oppure per la formazione improvvisa di un coagulo occlusivo nel punto sottoposto a dilatazione dopo minuti o ore dal momento dell'intervento.

Distinti saluti

 Alessandro Colombo 

                                        

 

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