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home | menu | chi sono | coronarografia | angioplastica | fibrillazione | riabilitazione | colesterolo | potassio | domande e risposte | galleria | video | link LE VOSTRE DOMANDE pagina 2a LE MIE RISPOSTE
Alessandro Colombo
cardiologo emodinamista intervenzionale
all'Ospedale "Luigi Sacco" di Milano
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15 Caro dottore, mia sorella è stata sottoposta a due by-pass aortocoronarici, in quanto il terzo non si è potuto eseguire a causa di dimensioni millimetriche dell'arteria circonflessa. Dopo un anno sono iniziati di nuovo crisi di angina sempre più frequenti. Dopo due anni un infarto. Ad una nuova coronarografia è risultato che i bypass sono pervi, ma che era troppo rischioso tentare l'angioplastica. Ci sono alternative a questa situazione, visto che risponde male alla terapia medica e che i cardiologi non sanno spiegarsi l'imponenza della sintomatologia rispetto alle lesioni? Inoltre, è possibile sottoporsi ad un trapianto di rene con tale situazione? Grazie Maria 04/10/2005 Gentile signora Maria, Spesso i dolori toracici - anche intensi - non sono dovuti alle coronarie, ma sono muscolari ed intercostali. Si tratta di un equivoco diagnostico che va assolutamente evitato, per non generare nel paziente la sconfortante, angosciosa sensazione di avere una malattia cardiaca gravissima ed incurabile. La invito pertanto a considerare questa ipotesi per sua sorella, visto che i medici che la seguono sostengono che la sintomatologia è sproporzionata all'entità della malattia coronarica. Alternative sicure e sperimentate al by-pass e all'angioplastica oggi non ve ne sono. Esistono però tecniche sempre più avanzate di angioplastica, che permettono di eseguire interventi solo pochi anni fa improponibili. A riguardo di un eventuale trapianto di rene, non può esservi una risposta generica, ma la situazione di sua sorella va analizzata accuratamente nella sua specificità; pertanto non posso darle un parere senza conoscere tutti gli elementi del caso. Cordialmente. Alessandro Colombo
14 Gentile Dottore Ho incontrato su internet il suo sito e devo ringraziarla per la chiarezza delle sue informazioni, ma soprattutto perchè si è accorto della situazione di ansia nella quale si trovano i pazienti, ed i famigliari, nel momento in cui viene prescritto un esame così misterioso e delicato quale è la coronarografia. Io, infatti in questo momento sono in uno stato di ansia molto elevato. Sono la figlia di un 74enne che deve essere sottoposto a questo esame. Mi è stato riferito che questo tipo di esame va accompagnato da una copertura antibiotica; credo che ci sia il rischio di infezioni. Mio padre è allergico a ogni forma di antibiotico al quale è stato sottoposto in vita, potrà sostenere lo stesso questo esame? con quali rischi? La seconda è una domanda tecnica, il catetere che verrà inserito per introdurre il liquido di contrasto, dove verrà inserito e fino a che livello arriverà? Se vorrà passarmi qualche indicazione, soprattutto per la prima domanda, le sarò infinitamente grata. La saluto cordialmente e le auguro buon lavoro. Mirella Verona 04/10/2005 Gentile signora, Di norma la coronarografia non richiede un trattamento antibiotico. La "copertura" antibiotica può essere una scelta di un Centro in particolare, oppure può essere opportuna per pazienti affetti da malattie cardiache che comportano un rischio di endocardite batterica, quali la degenerazione mixomatosa della valvola mitrale. Per quanto riguarda gli aspetti operativi, i sottili cateteri utilizzati nella coronarografia vengono inseriti all'inguine nell'arteria femorale e risalgono lungo il sistema arterioso sino all'inizio dell'aorta; qui vi è l'imboccatura della coronarie, che vengono incannulate selettivamente. A questo punto, l'iniezione di mezzo di contrasto iodato permette di realizzare i tipici filmati che lei può vedere nel sito. Cordialmente Alessandro Colombo
13 Gentile Dottore La ringrazio vivamente per la possibilità che giornalmente ci dà, grazie al suo sito che, oltre a farci passare un pò di.......... paure ci rende un pò più sicuri per affrontare il futuro. Nel mese di gennaio sono stato sottoposto ad angioplastica per una riduzione del 95% della coronaria sinistra a seguito di IMA avuto in data 23 dicembre 2003. Psicologicamente credo di aver superato sia l'infarto che l'angioplastica, una sola piccola paura ogni tanto mi viene ed è legata al fatto che, in futuro,si possa verificare una nuova riduzione della coronaria o che lo stent non tenga per molto tempo. Sono solo pensieri di un povero...... ignorante in materia? La ringrazio, con tutto il mio..... cuore. Enrico T. 24/03/04
12 Gentile Dottor Colombo, Mi chiamo Fabio e sono studente al quarto anno di medicina alla Sapienza di Roma, ho letto con attenzione la risposta da lei data ad Angelo, giovane uomo colpito da infarto. Vorrei dirle che è bello e rincuorante quello che lei ha scritto, che la salute non è sotto il nostro controllo (sebbene saremmo tentati dal voler pensare diversamente) e che la vita non ci appartiene.Che c'è un ordine nelle cose, e che un' esperienza traumatica come quella di Angelo è una bellissima occasione da cogliere per andare alla scoperta dell' "autore". Vorrei dirle che ha usato delle parole fantastiche... e che vorrei tanto ci fossero più medici come lei. Le auguro di cuore Buon Lavoro! Fabio 10/03/04
11 Egregio Dott. Colombo Necessita premettere che non ho mai avuto gravi patologie e che ho condotto sempre una vita normale senza eccedere non fumo non bevo e non assumo sostanze pericolose alla salute. Ho fatto palestra per 15 anni fino al 1998. Il giorno 6.1.03 alle ore 3.0 ho sentito montare gradualmente un senso di malessere diffuso manifestatosi con senso di debolezza, tremori , dolori in sede epigastrica , dispnea e rapidissima scarica elettrica che e’ passata dal braccio destro a quello sinistro passando per il dorso. Mi sono recato all’Ospedale, dove mi è stato diagnosticato un infarto cardiaco. Sono stato ricoverato e poi sottoposto ad un intervento di angioplastica coronarica. Sono stato dimesso con la rassicurazione che il mio cuore è guarito. I controlli eseguiti nei mesi successivi hanno dato risultati ottimi, come mi riferisce il mio cardiologo ma, Caro dottore, la mia vita e’ cambiata !! Mi sento una persona priva della pregressa vitalita’, triste e condannato, con una spada di Damocle che incombe sulla mia testa per il rischio di nuovi episodi. Ogni dolore o doloretto viene ricondotto a qualche sintomo fatale; ad esempio 4/5 giorni orsono avevo delle fitte brevissime all’ emitorace sx sopra al muscolo pettorale… ho pensato che fossero dolori intercostali o muscolari oppure irraggiamenti di algie di altro tipo…ho lasciato perdere. Vivo nell’angoscia che un episodio simile si ripeta magari con conseguenze ben piu’ gravi. Ho una giovane moglie a cui nego anche il piacere sessuale in quanto i farmaci che assumo mi hanno tolto ogni desiderio sia mentale che fisico. Mia moglie partorira’ tra due mesi e vorrei che mio figlio avesse la possibilita’ di vivere insieme al padre il piu’ possibile. Quando si rimane colpiti da questi episodi si rimane condizionati a livello della psiche, ma io voglio tornare a vivere una vita “ libera “ priva di prescrizioni di ogni tipo e per far questo devo sapere quale e’ stato il motivo scatenante dell’ infarto. Cosa e’ accaduto: si e’ staccato un piccolo frammento di placca ? Ho subito un vasospasmo che ha provocato la stenosi del vaso ? Se il mio sistema vasale venisse ben ripulito dai depositi ateromasici non avrei una vita piu’ tranquilla e la soglia di rischio non si abbasserebbe ? Se inoltre assumessi medicinali capaci di conferire piu’ elasticita’ alle arterie non potrei tornare allo status quo ante ? In altre parole dottore vorrei “guarire” definitivamente, ma vorrei rivolgermi ad una categoria di cardiologi che vivono la loro branca in modo dinamico ed evoluto, che non applichino solo le direttive dei protocolli istituzionali, ma dicano “Caro signore,lei puo’ tornare a fare tutto quello che faceva prima anzi di piu’ !!” Certo di averLe trasmesso lo spirito che sottintende questa mia, rimango fiducioso in attesa di un suo gradito pensiero. Distintamente e cordialmente Angelo 04/03/04 Caro signor Angelo, la salute è un grande bene la cui perdita - anche parziale - apre una domanda radicale sulla vita. La salute infatti è come la vita: non è una cosa che abbiamo comprato, contrattato o programmato noi. Ci è stata data e basta. In fondo, non ci appartiene. Sfugge ad un completo controllo da parte nostra. La medicina è ben lontana dalla possibilità di guarire tutte le malattie e non può arrestare la continua inevitabile decadenza del nostro corpo. Queste considerazioni possono farci cadere nell'angoscia e nella disperazione, ma io vorrei invece aiutarla a riflettere: c'è un ordine al quale apparteniamo, l'ordinato e sano funzionamento del nostro organismo, un ordine sorprendente per complessità e perfezione e meraviglioso per capacità di interazione, adattamento e risposta agli stimoli esterni. Noi dobbiamo riconoscere che tutto il nostro essere desidera conoscere questo ordine. Dobbiamo renderci conto che la nostra ragione nega se stessa se nega questo desiderio e realizza se stessa quanto più si avvicina a questo ordine grandioso. Ordine: tutto ha un senso. E' logico che l'ordine abbia un autore. E' irrazionale infatti credere che l'ordine possa crearsi da sé o per caso. Il passaggio successivo è: devo mettermi alla ricerca dell'autore di tutto questo. La malattia infatti mi ha portato a capire la mia fondamentale dipendenza e mi ha aperto la strada alla ricerca di Dio. Bene, non mi dica adesso che queste considerazioni non c'entrano con la sua lettera, perché è evidente - e lei l'ha capito benissimo - che la sua malattia cardiaca è stata in fondo di poco conto. Ha avuto un minimo infarto cardiaco, decorso senza problemi e guarito perfettamente, ma ciò che la rende inquieto è lo scenario che la malattia ha aperto sulla realtà totale. Lei deve scegliere tra due prospettive: da una parte la liberante apertura della ragione all'unitarietà del tutto e a Dio; dall'altra la ossessiva, impossibile ricerca di garanzie sul futuro, di medicine ed interventi capaci di mettere a tacere l'esigenza, la domanda essenziale. Il suo stato cardiaco è evidentemente in grado di permetterle di tornare alle attività lavorative e di svago di prima, < anzi di più > come dice lei. E l'avventura alla scoperta del significato di ciò che le è capitato sarà sicuramente più grande se troverà un medico in grado di farla con lei. Perché - e questa è esperienza personale - solo una compagnia è il metodo giusto per entrare nel mistero affascinante della vita. Dottor Colombo
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